2009
Ott
5

23 buoni motivi per cui non vorrò aggiornare a Karmic Koala (salvo sorprese)


koala3preview.jpg
ma lo vogliamo davvero questo koala?

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2009
Set
29

Fare a meno della partizione di SWAP


Non è che sia poi un grosso problema averla, ma se si installa GNU/Linux su un sistema con 4GB di RAM il senso di mettere 512MB in una partizione dedicata “perchè non si sa mai” comincia a venire meno. Nulla vieta però di creare un file simile al file di paging di windows ed avere una partizione in meno sul disco, pagando un certo calo prestazionale rispetto alla partizione dedicata. Ma se non si ha mai avuto il piacere di vedere la swap usata dal proprio sistema, frega qualcosa di quanto sia veloce? No, quindi con Karmic stabile il mio mezzo disco linux sarà piallato e la partizione di swap sostuita da un file creato come segue: [Read More…]

2009
Set
29

ENE CB710 su Ubuntu: la fine dell’incubo è (per me) rimandata


L’ENE CB710 è un lettore di schede di memoria lanciato sul mercato più di un lustro fa. All’epoca si trovava sia in versione USB sia integrato nei portatili di fascia medio-alta, fra i quali spiccavano i primi Intel based a fregiarsi del titolo di “Centrino”.
La casa prodruttice ha iniziato ha collaborare con la comunità linux a partire dal modello CB712, lasciando il fratello minore abbandonato al suo destino. Per fortuna pare che con il kernel 2.6.31 linux includerà un driver anche per questo lettore: pare, perchè sul mio portatile questo kernel si avvia ma non vengono riconosciute le periferiche di input. In compenso c’è una piccola novità: ora, quando inserisco una scheda di memoria, la spia del lettore si accende! E’ poco, molto poco, ma c’è da ben sperare.

2009
Apr
30

Tre semplici regole per una linux box affidabile


1) “Troppi cuochi guastano la cucina”

Miscelare i pacchetti compilati da diversi team o, peggio ancora, compilati da sè, è sempre una pessima idea se non si ha ben chiaro quello che si sta facendo. In linea di massima bisogna diffidare dai repository di terze parti sopratutto se richiedono l’aggiornamento di librerie fondamentali per il sistema; nel caso in cui non si possa proprio fare a meno di quel pacchetto (come accadde in Intrepid per openoffice 3.0, ad esempio) è sempre bene informarsi prima sui possibili problemi. Non sarà difficile trovare qualche kamikaze che millanta funzionalità incredibili o cerca conforto per leccarsi le ferite.
Nel caso dei pacchetti compilati da sè la faccenda è ancora più complicata: spesso installando da sorgenti si sovrascrivono file di pacchetti installati da apt, rpm o roba simile con risultati completamente imprevedibili e senza poter in seguito avvalersi di questi strumenti per correggere l’errore.

2) “Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che perde ma non sa quel che trova”

Non a caso esiste una distinzione fra gli aggiornamenti di sicurezza e gli aggiornamenti consigliati. In linea teorica i primi andrebbero fatti sempre, i secondi solo se le nuove caratteristiche introdotte ci fanno gola; di fatto alla fine si clicca su “Upgrade” e non si pensa minimamente a quello che si fa, fidandosi dello sviluppatore.
Per questo diviene fondamentale la scelta dei repository: da evitare assolutamente quelli contenente software indicato come in sviluppo anche se il blogger di turno ne declama la stabilità. Informarsi sulla pagina o sul forum del progetto fa perdere qualche minuto prima ma può salvare da giorni di grattacapi poi.
Per quel che riguarda i pacchetti ufficiali di Ubuntu l’instabilità ha un nome: “Proposed”. Abilitando questi repository non si ha la certezza di installare software “pericoloso”, ma la probabilità diviene abbastanza alta da dover scoraggiare chi usa linux in ambienti di produzione

3) “Mogli e buoi dei paesi tuoi”

I sistemi GNU/Linux hanno fondamenta a sorgente aperto e questo vale per la quasi totalità di quello che gira sopra. I programmi a sorgente chiuso hanno processi di sviluppo completamente diversi che spesso creano delle incompatibilità causa di instabilità di processi e del sistema intero.
Come per il punto 1) diviene fondamentale scegliere bene cosa installare. Fra un software a codice aperto e un equivalente a codice chiuso andrebbe scelto il secondo solo le qualità di quest’ultimo sono tali da giustificare i rischi. Rischi che diventano via via più grandi mano a mano che queste “iniezioni” di codice binario si avvicinano al kernel, come nel caso dei driver chiusi delle comuni schede video.
I software chiusi spesso non sono nemmeno disponibili presso i normali canali di aggiornamento, per cui ai rischi di incompatibilità si affiancano anche quelli di obsolescenza. Grandi sforzi sono stati fatti per porre rimedio a ciò con la creazione di repository specifici per i software chiusi ma gratuiti di più grande utilizzo, ma l’utilizzo tramite apt non elimina gli altri problemi: difficoltà nel risolvere incompatibilità, nell’integrazione, rischio di rimanere “abbandonati” dagli sviluppatori senza che nessuno possa subentrare nello sviluppo.

panneaudormir.png
2009
Apr
27

Disabilitare una volta per tutte IPV6 in Ubuntu Jaunty Jackalope



“IPV6…. Maledetto ROMPICOGLIONI!!!”

penediferro.jpgInternet Protocol Version 6, meglio noto come “prima internet andava a bomba e adesso si pianta ogni tre per due”, è il futuro della navigazione e il presente dello smarmellamento testicolare dell’ubuntiano medio. Per capirci: quello che non si perde un upgrade e ha già migrato amici e parenti a Jaunty Jackalope condannandoli ad una strana lentezza della connessione. In passato si disinfestava il pc con l’aggiunta a /etc/modprobe.d/blacklist di:

#ipv6 is evil
blacklist ipv6

Ora questo non è più possibile. In primis perchè ora il file blacklist si chiama blacklist.conf, in secundis perchè ora Ipv6 non è più un modulo ma risulta saldamente attaccato alle pubenda del nostro kernel; per cui, in attesa della versione 2.6.29 dove sarà possibile eliminarlo con un hack, per rendere usabile il kernel di Jaunty nel terzo mondo informatico in cui viviamo non ci resta che ricompilarlo.

Niente di più facile se si segue questa guida, di cui riassumo qui i punti salienti:

Primo passo. Installare i pacchetti necessari:

$ sudo apt-get install kernel-package libncurses5-dev fakeroot bzip2 linux-source

Secondo passo. Scompattare l’immagine del kernel:

$ cd /usr/src
$ tar jxvf linux-source-*.tar.bz2
$ ln -sf /usr/src/linux-source-[versione del nostro kernel] /usr/src/linux

Terzo passo. Salvare una copia di backup dell’attuale file di configurazione:

$ cd linux
$ sudo cp /boot/config-$(uname -r) .
$ sudo mv config-$(uname -r) .config

Quarto passo. Compilare ipv6 come modulo:

$ sudo make menuconfig

Si aprirà il menu di configurazione del kernel. Prima di tutto selezioniamo “Networking support”, quindi “Networking options”. All’interno di “Networking options” cerchiamo la riga “IPv6 Protocol” e, una volta selezionata premiamo “M” oppure la barra di spazio fino a che non compare la lettera “M” tra i simboli di maggiore e minore, così: “<M>”. Salviamo la configurazione ed usciamo.

Quinto passo. Ricompilare il kernel:

$ sudo make-kpkg clean
$ sudo fakeroot make-kpkg –initrd -append-to-version=-noipv6 kernel_image kernel_headers

Sesto passo. Installare il nuovo kernel:

$ cd /usr/src
$ sudo dpkg -i linux-headers-*.deb
$ sudo dpkg -i linux-image-*.deb

A questo punto, se avete già modificato il file blacklist.conf come sopraindicato, riavviando la vostra linuxbox potrete finalmente tirare un sospiro di sollievo e dimenticarvi per un po’ del maledetto IPV6.
Peccato per la assurda quantità di tempo e di spazio necessaria alla compilazione: sei ore e trenta minuti per un pc ex fascia 1000€ di 6 anni, alla faccia della distribuzione facile e alla portata di tutti. Bisogna prestare un occhio anche allo spazio necessario alla creazione del pacchetto, perchè solo con 6 GB potete stare tranquilli: alla fine i file lasciati sul disco pesano in totale 5,8 GB, per cui se non disponete almeno di 6 GB il mio consiglio è di lasciar perdere e aspettare tempi (kernel) migliori.
Ovviamente il vostro kernel dovrà essere utilizzato anche in caso di aggiornamenti del kernel ufficiale. Per i prossimi 6 mesi, se si vuole aggiornare il kernel .28, sarà sempre necessario ricompilarlo a meno di improbabili colpi di scena.

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